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26 aprile 2017

DIO, PATRIE, FAMIGLIE. CRISTINA SIMONELLI A PADERNO DUGNANO




La Comunità pastorale S.Maria Nascente e Sacra Famiglia e il Circolo Acli di Paderno Dugnano organizzano una serata di approfondimento e formazione, presentando il recente volume DIO, PATRIE, FAMIGLIE. LE TRAIETTORIE PLURALI DELL'AMORE di Cristina Simonelli (Presidente Teologhe Italiane).

Oltre all'autrice interviene Don Paolo Boccaccia, parroco della Comunità pastorale di Paderno e Villaggio Ambrosiano.
"La triade inscindibile, tutta al singolare, "Dio patria famiglia" - uno degli orizzonti del ventennio fascista - esortava ai valori per cui bisognava vivere, soffrire e, soprattutto, morire in guerra. Oggi nessuno dei tre termini può e deve apparire scontato: per profondo rispetto e non per banale desiderio di cambiare le carte in tavola."
Vi invitiamo a partecipare a questo momento di confronto che, partendo dal vissuto di una società in trasformazione, interroga credenti e non credenti.

11 ottobre 2015

IL CARDINALE SCOLA CI RACCONTA IL SINODO




L'Arcivescovo Angelo Scola scrive ai fedeli ambrosiani direttamente dal Sinodo sulla Famiglia:
Fin da questi primi giorni di lavoro sta venendo a galla un dato che va ben al di là dei dibattiti che agitano l’opinione pubblica, soprattutto in Europa. La famiglia fondata sul matrimonio è elemento costitutivo della vita della Chiesa. Per usare la felice espressione di Papa Francesco all’udienza generale di mercoledì, «è una carta costituzionale per la Chiesa» e un pilastro portante per la vita buona della società.

- Lettera del Card. Scola (11 ottobre 2015)

04 ottobre 2015

SEGUIAMO CON ATTENZIONE IL SINODO SULLA FAMIGLIA


"L’amore duraturo, fedele, coscienzioso, stabile, fertile è sempre più deriso e guardato come se fosse roba dell’antichità. Sembrerebbe che le società più avanzate siano proprio quelle che hanno la percentuale più bassa di natalità e la percentuale più alta di aborto, di divorzio, di suicidi e di inquinamento ambientale e sociale".

Sono parole pronunciate stamattina da Papa Francesco durante la messa di apertura della XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi [4-25 ottobre 2015]. 

Le società più avanzate - sembra dire Francesco - sono quello dove l'inquinamento ambientale e sociale è minimo (e anche quel minimo viene tenacemente combattuto), dove le persone si sentono riconosciute e accolte, dove le relazioni sono forti e la trama sociale che ne consegue è solida e vitale, dove la natalità è segno di fiducia nel futuro...

Così continua Papa Francesco:
"E la Chiesa è chiamata a vivere la sua missione nella carità che non punta il dito per giudicare gli altri, ma –  fedele alla sua natura di  madre – si sente in dovere di cercare e curare le coppie ferite con l’olio dell’accoglienza e della misericordia; di essere “ospedale da campo”, con le porte aperte ad accogliere chiunque bussa chiedendo aiuto e sostegno; di più, di uscire dal proprio recinto verso gli altri con amore vero, per camminare con l’umanità ferita, per includerla e condurla alla sorgente di salvezza.
Una Chiesa che insegna e difende i valori fondamentali, senza dimenticare che «il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato» (Mc 2,27); e che Gesù ha detto anche: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mc 2,17). Una Chiesa che educa all’amore autentico, capace di togliere dalla solitudine, senza dimenticare la sua missione di buon samaritano dell’umanità ferita.
Ricordo san Giovanni Paolo II quando diceva: «L’errore e il male devono essere sempre condannati e combattuti; ma l’uomo che cade o che sbaglia deve essere compreso e amato […] Noi dobbiamo amare il nostro tempo e aiutare l’uomo del nostro tempo» (Discorso all’Azione Cattolica Italiana, 30 dicembre 1978: Insegnamenti I [1978], 450). E la Chiesa deve cercarlo, accoglierlo e accompagnarlo, perché una Chiesa con le porte chiuse tradisce sé stessa e la sua missione, e invece di essere un ponte diventa una barriera: «Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli» (Eb 2,11)".
Le ACLI seguono con attenzione il Sinodo: Una società migliore, a partire dalla famiglia