"L’amore duraturo, fedele, coscienzioso, stabile, fertile è sempre più
deriso e guardato come se fosse roba dell’antichità. Sembrerebbe che le
società più avanzate siano proprio quelle che hanno la percentuale più
bassa di natalità e la percentuale più alta di aborto, di divorzio, di
suicidi e di inquinamento ambientale e sociale".
Le società più avanzate - sembra dire Francesco - sono quello dove l'inquinamento ambientale e sociale è minimo (e anche quel minimo viene tenacemente combattuto), dove le persone si sentono riconosciute e accolte, dove le relazioni sono forti e la trama sociale che ne consegue è solida e vitale, dove la natalità è segno di fiducia nel futuro...
Così continua Papa Francesco:
"E la Chiesa è chiamata a vivere la sua missione nella carità
che non punta il dito per giudicare gli altri, ma – fedele alla sua
natura di madre – si sente in dovere di cercare e curare le coppie
ferite con l’olio dell’accoglienza e della misericordia; di essere “ospedale da campo”,
con le porte aperte ad accogliere chiunque bussa chiedendo aiuto e
sostegno; di più, di uscire dal proprio recinto verso gli altri con
amore vero, per camminare con l’umanità ferita, per includerla e
condurla alla sorgente di salvezza.
Una Chiesa che insegna e difende i valori fondamentali, senza dimenticare che «il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato» (Mc 2,27); e che Gesù ha detto anche: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mc 2,17). Una Chiesa che educa all’amore autentico, capace di togliere dalla solitudine, senza dimenticare la sua missione di buon samaritano dell’umanità ferita.
Ricordo san Giovanni Paolo II quando diceva: «L’errore e il male
devono essere sempre condannati e combattuti; ma l’uomo che cade o che
sbaglia deve essere compreso e amato […] Noi dobbiamo amare il nostro
tempo e aiutare l’uomo del nostro tempo» (Discorso all’Azione Cattolica Italiana, 30 dicembre 1978: Insegnamenti I
[1978], 450). E la Chiesa deve cercarlo, accoglierlo e accompagnarlo,
perché una Chiesa con le porte chiuse tradisce sé stessa e la sua
missione, e invece di essere un ponte diventa una barriera: «Infatti,
colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da
una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli» (Eb 2,11)".